Mindfulness nella gestione del dolore cronico

Mindfulness nella gestione del dolore cronico

Spesso chi soffre di dolore cronico sente che la realtà della propria sofferenza fisica non è riconosciuta, è messa in dubbio oppure addirittura minimizzata dagli altri.

L’idea che la meditazione possa migliorare questo aspetto potrebbe essere vista come un altro modo di dire che “il dolore è solo nella tua testa”.

In realtà la pratica della meditazione utilizza la mente ma non è mai slegata dal corpo, quindi tutto quanto è connesso al dolore fisico è oggetto di questa pratica.

Studi recenti hanno dimostrato che coloro che meditano hanno una soglia del dolore più alta che chi non pratica la meditazione (1).

La pratica della meditazione di consapevolezza aiuta a gestire tutti i tipi di dolore, sia se la radice è fisica, emotiva oppure un misto delle due cose.

Il paradosso del “Mettere attenzione”

Quando si sente dolore, l’ultima cosa che si vorrebbe è dargli piena attenzione: infatti, prima che la meditazione facesse il suo ingresso nel mondo sanitario, le terapie cognitive per la gestione del dolore enfatizzavano pratiche di distrazione di vario tipo.

La meditazione di consapevolezza invece incoraggia l’approccio opposto: diventare più conscio, più attento è il vero focus. Studi sul cervello hanno mostrato che quando nel meditare si mette l’attenzione sulle sensazioni dolorose, le parti del cervello deputate a sentire il dolore fisico si illuminano, ma le parti del cervello responsabili alla sofferenza associata al dolore fisico sono meno attive.

Non è solo la quantità di attenzione ad essere rilevante, è anche la qualità di questa attenzione. Talvolta chi soffre di dolore cronico sviluppa una attenzione iper-vigilante a qualsiasi variazione nel proprio dolore, ma questo non porta ad una riduzione del malessere e spesso può persino portare ad un peggioramento.

Il tipo di attenzione che viene coltivato nella mindfulness è una attenzione concentrata, tesa all’accettazione e alla chiarezza. Vediamo nel dettaglio cosa significa.

Le tre qualità dell’attenzione consapevole

Attenzione concentrata nel senso che questa viene indirizzata esattamente dove il meditatore indica di andare, e non è facilmente distraibile da elementi esterni.

Attenzione tesa all’accettazione vuol dire che nel momento in cui le varie esperienze entrano ed escono dal campo della consapevolezza, il meditatore lavora sull’intenzione di permettere loro di essere senza opporre alcuna resistenza.

C’è una particolare enfasi nel cercare di non giudicare oppure valutare queste esperienze come “buone” o “cattive”.

Chiarezza nel senso che chi medita ha una precisa e vivida consapevolezza di quanto accade, questa non è affatto vaga o indefinita.

Allenando queste tre qualità dell’attenzione, la meditazione insegna a incontrare il dolore fisico in un modo del tutto particolare, la qual cosae ha come effetto la riduzione della sofferenza.

Regolare la risposta

Imparare a mettere attenzione al dolore fisico è una grande parte della strategia di gestione propria dell’approccio mindfulness. Tuttavia bisogna anche essere consapevoli della risposta al dolore, poiché la più comune reazione a questo è l’avversione, visto il disagio che il dolore arreca.

Questa risposta al dolore non può essere in alcun modo “spenta”, anzi, il contrario, la meditazione invita a notarla coscientemente. Diventando sempre più consci della risposta al dolore, la conseguenza è che le risposte più estreme a questo si ammorbidiscono: questo tipo di effetto fornisce una efficacia davvero rilevante alla gestione del dolore.

Naturalmente per arrivare a questo effetto si può passare per una grande varietà di pensieri di preoccupazione, oppure frustrazione viscerale. Altre volte potrebbe essere più sottile o sorprendente.

Mettere insieme i pezzi

Una delle tipologie più conosciute di pratica di meditazione di consapevolezza in casi di gestione del dolore cronico è il cosiddetto “Body Scan”. Si tratta di una pratica meditativa dove l’attenzione viene sistematicamente mossa attraverso parti del corpo dalla testa ai piedi e poi al contrario.

C’è una grande enfasi all’osservazione di qualsivoglia sensazione nel corpo venga percepita, cercando il più possibile di sospendere il giudizio, cercando di non cambiarla.

In questo tipo di meditazione si possono riassumere tutti i concetti trattati in questo articolo.

La mindfulness tratta ed aiuta qualsiasi forma di dolore, fisico o emotivo, e la pratica, se portata avanti con pazienza e costanza, porta dei risultati tangibili.

 

  • Grant, J., et al. (2010). Cortical thickness and pain sensitivity in Zen meditators.

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