Mal di schiena: una lettura psicosomatica

Mal di schiena: una lettura psicosomatica

Schiena rigida e mal di schiena, è una questione psicosomatica. Avete mai sentito qualcuno parlare di questo argomento? È davvero possibile che parte del comune mal di schiena che sentiamo abbia delle radici che affondano nella nostra psiche prima ancora che nel nostro corpo? Se sei curioso di scoprirlo, continua a leggere.

Relazioni-mal di schiena – emozioni – rigidità

Spesso tensioni e dolori sulla schiena ci costringono a curvarci in avanti, i movimenti diventano poco fluidi ed abbiamo una sensazione di relazioni-mal-di-schiena-emozioni-rigidità.

Nella visione psicosomatica i nostri stati emotivi, alcuni atteggiamenti ricorrenti e anche i lati del nostro carattere possono trasformarsi in dolori fisici e disagi. Disagi che, se non ascoltati, possono trasformarsi a loro volta in vere e proprie malattie. Da tener presente che in molti casi le motivazioni associate al disagio possono essere inconsapevoli.

Ma vediamo nello specifico quali sono queste cause.

SPALLE CURVE: Stiamo scivolando verso la depressione?

La colonna vertebrale è il nostro sostegno, consente di mantenere eretta la parte superiore del corpo ma anche di flettersi, piegarsi, muoversi. Quando si è malinconici, tristi, nostalgici, la schiena si incurva e le spalle si richiudono su se stesse. Come se un fardello di pensieri negativi pesasse sul corpo, la persona appare più bassa ed incassata. L’azione di “tirarsi su” con la schiena è il primo passo per reagire, e metaforicamente contrastare il peso che ci schiaccia. Possiamo con questo semplice gesto iniziare a migliorare la nostra vita.

RIGIDITÀ LOMBARE: i nostri rapporti sessuali vanno bene?

Le vertebre lombari sono collegate al bacino, la zona del corpo degli istinti e degli impulsi sessuali. Spesso la perdita di mobilità e dolori della parte bassa della schiena sono collegati ad un vivere male l’eros, piuttosto ad una assenza di attività sessuale (con amore).

BACINO BLOCCATO: troppo controllo

Se abbiamo dolori pelvici ed il bacino fatica a muoversi ed i nostri i movimenti rigidi, è possibile che sia perché non riusciamo a vivere pienamente i nostri sentimenti. Probabilmente ci troviamo in una delle seguenti situazioni: non ci accettiamo completamente, temiamo il giudizio degli altri, non riusciamo a vivere, non riusciamo ad esprimere le nostre emozioni. Per migliorare questa situazione è utile provare a lasciarsi andare: un ballo, una serata romantica, un’esperienza di coppia senza pensare ad altro, spegnendo la mente.

TORCICOLLO: litigi

Collo rigido come un tronco, muscoli cervicali e delle spalle immobilizzati: il torcicollo ci blocca nei movimenti. E’ possibile che ci apprestiamo ad avere un incontro importante, oppure che siamo reduci da un litigio con il nostro partner: forse non vogliamo ascoltare o vedere qualcosa. Prendere atto della causa del problema può essere il primo passo per una distensione dei muscoli coinvolti.

FITTE ACUTE: imprevisti

Una fitta, un dolore acuto, magari le parole che vi vengono in mente sono “trafitto” o “pugnalata”. Facciamo mente locale, forse c’è stato un imprevisto, non necessariamente negativo. La nostra capacità di adattamento è stata messa alla prova, e più questa è bassa, più il dolore sarà intenso. Consiglio: analizzare con il giusto distacco gli accadimenti degli ultimi giorni.

INDOLENZIMENTO: preoccupazioni

La schiena è l’altra faccia del torace, la sede di cuore e polmoni, la zona dove il soffio vitale del respiro incontra le nostre emozioni. Una schiena indolenzita o un dolore in mezzo al dorso che rende faticosa la nostra respirazione possono rivelare una paura a portare dentro di noi ciò che la vita ci offre, oppure preoccupazioni eccessive per il futuro. Esercizi di respirazione lenta e profonda possono aiutarci ad allentare la tensione.

RIGIDITÀ: eccesso di responsabilità

Se ci troviamo in stato di tensione emotiva, o di ansia, i muscoli rimangono contratti. Di conseguenza può succedere che i muscoli intervertebrali rimangano eccessivamente contratti, impedendoci cosi di flettere la schiena. Le tensioni possono avere diverse cause. In linea generale tutti i disturbi fisici descritti possono essere curati con metodi e rimedi naturali oppure tecniche di rilassamento.

Non ci resta che arrivare alle conclusioni.

L’OSTEOPATIA CONTRO MAL DI SCHIENA

Il termine osteopatia deriva dal greco osteon (osso) e pathos (sofferenza). Fu scoperta da un medico statunitense, Andrew Taylor Still (1828-1917), e si può considerare un’evoluzione della medicina manuale, e viene definita medicina olistica, in quanto  si ispira al concetto di unità della struttura dell’organismo e delle sue funzioni. Le indicazioni classiche dell’osteopatia riguardano il sistema muscolo scheletrico, dalle patologie della colonna a quelle articolari, dai dismorfismi (come scoliosi o valgismo–varismo ginocchia) agli esiti traumatici (tendiniti, distorsioni, fratture), oltre al sistema cranio-sacrale, le disfunzioni dei visceri, la gravidanza e la neonatologia.

LA DIAGNOSI OSTEOPATICA

La diagnosi osteopatica in presenza di mal di schiena parte sempre dalla valutazione clinica, tiene conto degli esami diagnostici per immagini ( ecografia, radiografia, tac, risonanza magnetica ) degli esami ematochimici ed in genere di tutti gli accertamenti diagnostici utili.  L’osteopata, nel suo approccio olistico, analizza il movimento del paziente e la sua possibile alterazione, con una valutazione globale e posturale.

LA TECNICA

Attraverso specifiche tecniche manuali, l’osteopatia agisce sulle disfunzioni della colonna vertebrale che sono all’origine delle discopatie, cercando di recuperare un’armonia funzionale con manipolazioni e mobilizzazioni dolci, puntano a favorire l’allungamento dei muscoli contratti. Quando si è in presenza di protrusioni discali o di ernie del disco, l’osteopatia non ha controindicazioni quando effettuata da un professionista qualificato ed esperto anche durante la fase acuta di dolore, tanto che in alcuni casi può ridurre o sostituire l’uso di farmaci antinfiammatori o analgesici. Il trattamento osteopatico, che dura in genere di 20-40 minuti, si effettua con una frequenza che va da settimanale, in fase acuta, fino a passare quindicinale, dipende dall’entità del problema».